Orologi rotti e tempismo imperfetto (alcune domande ai media, alla Magistratura e ai politici della I^ Repubblica)

26 ottobre 2009

(di Agnesina Pozzi e Laura Lionti)

Persino gli orologi rotti, due volte al giorno, segnano l'ora esatta.
Allo stesso modo i media nostrani si comportano come degli orologi fermi: sono sempre fissi su un dato ma ogni tanto, quando il tempo si trova a passare involontariamente da lì, ci azzeccano.

Uno dei casi è quello della tanto vituperata trasmissione televisiva “Anno Zero” che, nella puntata del 9 ottobre ha raccolto una sconcertante testimonianza di Claudio Martelli.

Nell'estate del 1992, poco prima di essere ucciso in un attentato a Via d'Amelio insieme alla sua scorta, Paolo Borsellino venne a sapere di una trattativa tra Mafia corleonese e apparati “deviati” dello Stato.

Martelli, che all'epoca era Ministro Guardasigilli, è stato ascoltato dai PM di Caltanissetta il 15 ottobre e ha confermato quanto dichiarato nel salottino bene di Santoro. Non riusciamo a comprendere come mai a proposito ed in occasione dei vari processi sulla strage nessun magistrato si preoccupò di ascoltare tanto Martelli quanto Mancino. Ma andiamo avanti.

(Per una esaustiva ricostruzione cronologica di questa vicenda, leggere il bell'articolo del Secolo XIX on line del 19 luglio 2009).

Di questa presunta trattattiva esisterebbero le prove ("papello e contropapello"), consegnate sempre in questi giorni alla procura di Palermo da Massimo Ciancimino, figlio dell'ex esponente DC Vito Ciancimino.

Tra le reazioni scaturite dalla trasmissione e dai suoi contenuti nelle ore immediatamente successive alla messa in onda, c'è da segnalare l'intervento di Sergio De Caprio, al secolo Capitano Ultimo, da Il Giornale del 9 ottobre 2009.
A questo  si aggiunga la ribellione di quel che resta della squadra di Ultimo, che il 15 gennaio 1993, dopo un lungo lavoro di indagine e pedinamenti, arrivò alla cattura di Salvatore Riina.

Questi fatti sono noti ai mezzi di informazione già dall'estate ma vengono messe all'attenzione degli onesti cittadini italiani solo adesso (dai profeti di Anno Zero), dopo essere passate nell'indifferenza pressochè totale o quanto meno in scondo piano rispetto alle vicende del Papi.

Vediamo più da vicino perchè bisogna essere indignati di fronte a queste nuove scoperte.

LA FASE STRAGISTA DI COSA NOSTRA: VECCHIO SCENARIO DI INDAGINE
Fino ad ora ben tre processi sono stati celebrati nel tentativo di punire i colpevoli della strage di Via D'Amelio.
Riguardo all'accertamento delle responsabilità per la strage in cui furono uccisi Paolo Borsellino, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Claudio Traina, Emanuela Loi, ed Eddie Walter Cosina, la Magistratura ha raggiunto importantissimi risultati: sono stati condannati in via definitiva come mandanti della strage membri di Cosa Nostra del calibro di Salvatore Riina, Bernardo Provenzano, Bernardo Brusca, Pippo Calò, Antonio Nenè Geraci, Pietro Aglieri e Nitto Santapaola.
Tuttavia rimangono ancora molte zone oscure sulle modalità esecutive della strage stessa e sui cosiddetti "mandanti occulti", cioè i soggetti con i quali Cosa Nostra ha condiviso il piano stragista: a distanza di 17 anni dalla strage non sappiamo ancora chi premette il telecomando che azionò il detonatore del tritolo e da dove.
Relativamente ai mandanti esterni la magistratura ne ha accertato l'esistenza ma il loro volto rimane tuttora coperto.

Ciò che non è mai emersa (o è stata intenzionalmente trascurata) è un'analisi accurata dei moventi, la volontà di inquadrare l'elemento "Via D'Amelio" in un contesto di scenari criminali precedenti e successivi, la ricerca di chi o cosa collegavano la vittima ai carnefici materiali e occulti, del perchè sia stata scelta quella vittima e quella modalità e non un'altra. In una parola manca lo studio della strategia complessiva e degli scenari coperti, per collegarlo, correlarlo e interpretarlo in base all'analisi degli elementi riscontrabili.


GLI ELEMENTI SU CUI SI CONCENTRANO LE PRIME INDAGINI

Come si è visto le indagini si sono concentrate solo su Cosa Nostra e su alcuni sospetti di coinvolgimento del SISDE deviato, nelle persone di Bruno Contrada (all'epoca N.1 del SISDE di Palermo) e del suo N. 2, Lorenzo Narracci.
A carico di Contrada ci sono state lunghissime indagini a Caltanisetta condotte in particolare dal dott. Luca Tescaroli il quale poi fece contro di lui una requisitoria che durò due giorni interi.
Ebbene al termine di quelle indagini Contrada non fu nemmeno rinviato a giudizio per sue presunte responsabilità nella strage (fu rinviato a giudizio solo per suoi pregressi rapporti in anni precedenti con esponenti di Cosa Nostra e segnatamente con il boss Rosario Riccobono ed in base ad elementi non verificabili in quanto erano fatti riperiti da pentiti che avevano sentito da morti, altri fatti riferiti da altri morti. Moltissime affermazioni dei pentiti furono categoricamente smentite) perché si ritenne impossibile che egli fosse partecipe di quel delitto (la strage) e che al tempo stesso se ne stesse tranquillamente in barca al momento dell’agguato. Giova anche far presente che il famoso Castel Utveggio, dal quale si ritiene sia stato azionato il telecomando, non era residenza d’ufficio per Contrada, ma per altri elementi del SISDE.
Lorenzo Narracci, il quale stava in barca con lui, non è mai stato nemmeno indagato né per il delitto di concorso esterno né per il delitto di strage.
Il SISDE di Palermo fu coinvolto nelle indagini già all'indomani della strage di Capaci in quanto gli investigatori della polizia scientifica di Palermo notarono un singolare bigliettino a circa cento metri dal cratere dell'esplosione zeppo di indicazioni in codice e comprensivo numero telefonico di un funzionario del SISDE.
L'affare del bigliettino diviene subito un'inquietante presenza, anche soltanto per l'ipotesi di un depistaggio, perché è difficile credere che gli agenti dei servizi segreti che operarono sul teatro della strage - come risulta dagli atti - si siano persi fogli e bigliettini da visita. Ed è' solo la prima di singolari tracce, che torneranno anche nella strage di via d'Amelio.
Il sospetto è che gli agenti del SISDE colluso volevano incolpare delle stragi i loro colleghi non collusi, tra i quali Contrada e Narracci.
Il presunto coinvolgimento di Contrada venne supposto anche perché dal Castello dell'Utveggio (sede di settori del SISDE di Palermo ma non ufficio di Contrada) partì una telefonata diretta a quella barca 140 sec dopo la strage. Il tabulato fu ricostruito da Gioacchino Genchi (Genchi), ma i giudici non hanno mai dato peso a questo elemento, fino all'Aprile scorso.
E' ormai assodato che all'Utveggio c'erano agenti del Servizio deviato ed è forse assodato che furono proprio loro ad azionare il telecomando che provocò la strage.
Sarebbe quindi fondamentale capire chi telefonò perché una telefonata fatta dall' Utveggio in tempi sospetti costituisce un elemento di responsabilità a carico di chi la fa, non di chi la riceve, il quale può essere ignaro che è stato ordito un complotto.
La Procura di Caltanissetta era all'epoca diretta dal Giudice Dott. Giovanni Tinebra, il quale – alla ricerca dei complici occulti - ha orientato per anni le indagini in altre direzioni rivelatesi poi infondate.
Fu lui che mise in piedi l'inchiesta su “Alfa” e “Beta” (i nomi in codice per indicare Berlusconi e Dell'Utri), per poi arrendersi di fronte alla assoluta assenza di prove a supporto di quel teorema fantasioso,  fondato unicamente su alcune dichiarazioni del pentito Maurizio Avola.

Tinebra chiese poi l'archiviazione, ma fu incalzato da Luca Tescaroli, uno dei magistrati che a quell'indagine aveva lavorato con lui.
Tescaroli rispose a chi lo accusò di teoremi fantasiosi (il G.I.P. Di Caltanissetta) difendendo la sua indagine, spiegando come le sue ricerche mettessero in rilievo che le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia fossero – secondo lui - «concordanti» e «integrate» fra loro, per cui era necessario proseguire le indagini.
Sappiamo dagli eventi che il PM Tescaroli ha poi lasciato la Procura di Caltanissetta, «per l'impossibilità di proseguire il suo lavoro».


NUOVO SCENARIO DI INDAGINE

Oggi (andati via Tinebra e Tescaroli) grazie ad un lavoro serio e meticoloso di altri Magistrati della Procura della Repubblica di Caltanissetta, stanno venendo alla luce le vere responsabilità.
Ci troviamo ad un passo dalla verità. Ricominciano le verifiche dalle rivelazioni di un nuovo pentito, Gaspare Spatuzza.
La Magistratura ha il dovere e la possibilità di rispondere a tutti gli interrogativi rimasti irrisolti e che nessuno si è posto e ha omesso.
Ci chiarisca chi è l'uomo con la “faccia da mostro” che è presente in ogni scenario dinamitardo (Addaura, Capaci, Via D'Amelio), che fine ha fatto l'agenda rossa di Paolo Borsellino e di chi sono le responsabilità nell'imperizia della raccolta e catalogazione degli elementi di prova di Via D'Amelio, ci dica perché e per ci sono voluti 17 anni per seguire questa nuova pista investigativa.
Quando c’è un gioco di domino e son tutti incastrati i pezzi, se ne cade uno, piano piano arrivano gli altri. L’orologio puntuale, la nemesi dea della vendetta sta agendo anche per la giustizia.
Il primo a cadere è stato il giudice Olindo Canali, giudice PENTITO che si autoaccusa di aver manipolato processi ed arriva a dire che anche l’omicidio Alfano non è stato un omicidio di mafia: ne hanno parlato forse i giornali, i compagni di Anno Zero, o la stessa IDV in cui l’Alfano, figlia del giornalista ha militato ed è stata eletta alle europee?
Sonia Alfano, nell’IDV è quella che ha trovato posto in Regione grazie ai privilegi per le vittime della mafia, ha avuto sovvenzioni statali per la sua associazione antimafiosa, è andata al Consiglio Europeo grazie alle lacrime i coccodrillo. Ma nessuno in RAI, Mediaset o sui giornali ha parlato di Olindo Canali e meno che mai il magistrato per eccellenza moralizzatore Di Pietro, che però deve ancora chiarire che fine hanno fatto i soldi tra associazione e partito IDV e tutte le vicende immobliari che riguardano l’associazione, lui, la moglie, la segretaria. Giornali: SILENZIO! Anno Zero: lo invita come grande personaggio per l’audience!
I mezzi di informazione che (im)pongono alla nostra quotidiana attenzione la problematica della questione morale puntando il dito contro la politica, sanno cos'è la morale?
Oppure per alcuni di loro, nel concetto più comodo e relativistico del mondo, la morale viene identificata come ciò che ogni singolo individuo reputa giusto o sbagliato, scandita semplicemente dalla propria coscienza? Una coscienza ahinoi mutevole, che per consuetudine si adatta alla comodità del momento?
Ma la morale relativa e contingente al momento, che morale è?
Invece di passare l'estate a inseguire e fotografare escort e figliocce nelle ville sarde, non era meglio dare un po' di risalto a notizie molto più allarmanti quali ad esempio: il grido “vergogna” del sindacalista Gioacchino Basile a Salvatore Borsellino, all'antimafia e alle maggiori Istituzioni dello Stato?
Basile, oggi emarginato, isolato anche dal sindacato e dai “compagni” che blaterano di verità, antimafia e giustizia, e persona a rischio, aveva parlato con Borsellino per le infiltrazioni mafiose alla Fincantieri.
A chi era in mano la Fincantieri in quegli anni? All’IRI.. Da chi era presieduto l’IRI? Da Prodi. Altre domande? Chi ci risponderà?

Secondo la ricostruzione resa da Ciancimino Jr. ad Anno Zero, la trattativa tra lo Stato e i corleonesi era stata avviata dopo l'attentato di Capaci e fu instaurata da due ufficiali del ROS nel tentativo di porre fine alla stagione stragista di Cosa Nostra.
La perspicacia di questi investigatori, in grado di anticipare ed interpretare una stagione stragista dopo un solo attentato (che sembrava legato più all'indagine di Falcone su appalti e mafia e che si sarebbe conclusa dopo più di un anno con oltre 20 morti e 100 feriti), stride con il ritardo di 17 anni accumulato da molti per ricostruire un nuovo scenario investigativo, o l'imperizia di un numero incredibile di pubblici ufficiali che prendono la borsa del giudice Borsellino e ne smarriscono parte del contenuto. Anche il Giudice Ayala ebbe in mano quella borsa ma assurdamente e superficialmente la consegna, senza verificarne il contenuto, senza repertarla-protocollarla, ad un ufficiale dei Carabinieri di cui non si fa dare nemmeno le generalità. E’ normale tutto questo?
Quali sono le vere potenzialità dei nostri inquirenti? La perspicacia, il ritardo o l'imperizia? Si decidono a chiamare Martelli, Violante, il colonnello Mori dopo 17 anni!!! Mori però smentisce la trattativa tra stato e mafia, dice di averne parlato con Caselli e Violante e di aver taciuto ai superiori perché sapevano DEI VELENI IN PROCURA . Ma Mori affidò come si dice…le pecore ai lupi, infatti Violante, da presidente dell’allora commissione antimafia, SECRETO’ molte risultanze alla faccia della trasparenza e della democrazia di cui siamo privati.
Perché non convocano anche Oscar Luigi Scalfaro a chiarire sul dimissionamento del Ministro dell'Interno Scotti, avvalorata anche dallo stesso Martelli, e sul dimissionamento di Mancuso alla giustizia?
C'è stato depistaggio? Da parte di chi? Due carabinieri (Del Sole e Sinico) denunciati da Contrada per calunnia ma il processo archiviato e poi non si sa… da controllare cosa sia successo. Fatto sta che quei due furono promossi!!!

COME SI E' PERMESSO CLAUDIO MARTELLI A TENERE PER SE' UN'INFORMAZIONE DI QUESTA PORTATA PER 17 ANNI?

Forse l'allora Ministro di Grazia e Giustizia, esponente di spicco della Prima Repubblica, reputa i cittadini italiani gente degna di poca stima per decidere di poter nascondere una verità così importante; anche se non si capisce chi o cosa gli dia questa sensazione di superiorità.
Martelli però non cita il fatto che il suo predecessore MANCUSO fu dimissionato da Scalfaro perché aveva scoperto che quando era Scalfaro minstro dell’interno prendeva tangenti dal SISDE!!!
Il Martelli…siede su una sedia onorata e se ne esce dopo 17 anni..dopo aver usurpato la poltrona di un galantuomo!!!
Non sono i cittadini ad essersi allontanati dalla politica; è la politica con la sua spocchiosa arroganza e pretesa superiorità ad aver escluso i cittadini dalle informazioni più importanti, dai processi decisionali di libero arbitrio, dopo averli privati di servitori leali, fedeli e capaci.
Per quale motivo uno Stato in pericolo dovrebbe trattare con la sua minaccia anzichè combatterla?
Lo sforzo di riconciliazione che si chiede è enorme ma fondamentale per ripristinare il rapporto Stato- cittadini e tornare ad avere l'uno fiducia nell'altro.
Gli apparati dello Stato (politica, magistratura, organi inquirenti) devono condurre la democrazia secondo il principio del buon padre di famiglia: applicando il concetto di verità, iniziando a ricercarla in maniera assoluta, senza dare valutazioni etiche/morali, accertando solo i fatti e senza risparmiare nessuno che sia vicino per appartenenza politica o per colleganza..
I mezzi di informazione trovino il modo di farci credere che siamo in democrazia, dandoci le notizie importanti, senza esprimere giudizi personali, evitare di sentenziare su cosa è moralmente importante e cosa non lo è, senza propinarci questioni pruriginose perché dopo la disavventura di Bill Clinton... insomma queste cose non hanno più segreti per nessuno. E francamente non sono così importanti.

Noi cittadini, però, la verità dobbiamo desiderarla tutti all'unisono.
A partire dal primo articolo della costituzione che non significa molto: L’Italia è una repubblica fondata sul lavoro…ma perché altrimenti…sarebbe fondata su criminali, vigliacchi, ladri, disonesti?
Bene precisarlo, ma altrettanto bene abolire l’articolo uno che è una bufala residua per accontentare i comunisti…e dire che è una oligarchia fondata sulle menzogne.
Il lavoro non può essere nemmeno inteso come un diritto che lo stato dovrebbe garantire a tutti i cittadini. Ma come potrebbe essere possibile ciò, dal momento che uno Stato non è un’isola utopistica nell’universo ma è inserito in logiche internazionali e mondiali di mercato, di business, di vari interessi ed accadimenti? Il lavoro, dovrebbe essere invece inteso come un dovere da donare alla collettività. Se ciascuno infatti lo facesse onestamente e con professionalità, a cominciare da magistrati, parlamentari, senatori, forze dell’ordine, a continuare con avvocati, medici, idraulici, geometri, elettricisti, insegnati… ecc, forse le cose andrebbero meglio.

Per dirla con le parole del Procuratore Piero Grasso pronunciate agli stati generali dell'antimafia,  «oggi il sipario si è alzato e tanti ricordi sono riaffiorati. Nessuno può più accampare alibi: bisogna scegliere da che parte stare».
Noi cittadini onesti stiamo dalla parte della legalità o - se preferite - contro ogni illegalità.


1 commenti:

Anonimo ha detto...

Ottimo, pregevole lavoro. Complimenti.
Luciano Petrullo

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